La CittĂ  Continua - 2

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980)
domenica, 29 giugno 2008

SIOUXSIE

Evento in calendario        

Festival di Villa Arconati - 2008

Castellazzo di Bollate

Lunedì, 14 Luglio 2008
SIOUXSIE
È l’icona del dark punk inglese. Senza lei e senza i suoi primi album con i Banshees non avremmo mai potuto godere di gruppi come Joy Division, Cure Killing Joke e  Sister of Mercy.
Il suo inconfondibile modo di cantare, le sonorità tetre e la malinconia delle sue canzoni sono la fonte da cui hanno attinto anche Portishead, Cocteau Twins e Garbage.
Il look trasgressivo e provocante, la parrucca nera e il trucco pesantissimo hanno influenzato più di una generazioni di rocker rendendola una delle figure più amate e rilevanti dell’intera scena rock di tutti i tempi.
Per stupire e ammaliare ancora una volta tutti i suoi fan torna ai concerti live dopo la pubblicazione dell’album solista Mantaray, caratterizzato dalla sua vocalità ipnotica e dalle melodie intimiste.

DETTAGLI 

Data: Lunedì, 14 Luglio 2008
Orario: ore 21,30
Luogo: Villa Arconati
Indirizzo: Via Fametta, 1
Comune: Bollate
Ingresso: € 32 - € 30
 ORGANIZZAZIONE E INFORMAZIONI 
Referente: Ufficio Cultura
Telefono: 02.350.05.520 - 800.47.47.47
Email: info@insiemegroane.it
Comune: Bollate
 

>>>> Siouxsie and the Banshees - Night Shift  

Live 1983 - Royal Albert Hall

postato da Timpani alle ore giugno 29, 2008 17:54 | link | commenti
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domenica, 29 giugno 2008

Guerra e Politica

Nomadologia

Uno studio dei due capitoli dell'opera finale di Millepiani, Nomadologia.

di Salvatore De Luca : >>>Ribaltamento della formula di Clausewitz

 

Gilles Deleuze et sa fille, rue de Bizerte, Paris, 1972

Minivideo >>> 1980, la fine del Keynesismo storico, il ciclo delle fluttuazioni del rapporto fra evoluzione dei salari ed evoluzione della produttività in funzione delle lotte sociali.

>>>1980, la guerra diventa parte integrante del sistema produttivo. Una commistione di terrorismi, mafie e servizi segreti deviati s'impossessa della scena politica italiana, mentre gli Usa cominciano la loro interminabile guerra per il controllo delle materie prime e dell'egemonia planetaria, in opposizione alla concorrenza Russa. 

Il minivideo ha assunto la colonna sonora di Remain in ligth, esattamente, Talking Heads - "Grosseyed and painless", pubblicato proprio nel 1980, che più rende l'idea dei tempi, a partire dal retro-copertina che raffigura uno stormo di bombardieri B-29. 

 

 
postato da Timpani alle ore giugno 29, 2008 14:12 | link | commenti
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venerdì, 27 giugno 2008

La voce dell'acciaio

 

sfasciacarrozze

>>>La voce dell'acciaio,

un racconto di James Ballard,

postato da Timpani alle ore giugno 27, 2008 18:25 | link | commenti
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venerdì, 27 giugno 2008

Pensare nel mondo dei simulacri

Pensare nel mondo dei simulacri
di Sandro d'Alessandro

Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1968, Differenza e ripetizione di Gilles Deleuze fu tradotto in Italia nel 1971 dal Mulino, da alcuni anni era introvabile e ora ritorna presso Raffaello Cortina Editore.
"Che si trattasse di un grande libro - scrive Fabio Polidori sull'Unità - lo aveva subito capito Foucault, che in un entusiastico commento si spinse addirittura a predire che 'un giorno, forse, il secolo sarà deleuziano'." In effetti, in Theatrum Philosophicum, un estratto del quale compariva come Introduzione nell'edizione del Mulino -ora si può leggere su "aut aut" (277-278, gennaio-aprile 1997) - Foucault scriveva: "si è prodotta una folgorazione che porterà il nome di Deleuze: ora, un nuovo pensiero è possibile; il pensiero, di nuovo, è possibile". Pensiero che Foucault caratterizza come "genitale, intensivo, affermativo, a-categorico".
Al di là dell'entusiasmo, Foucault in quel testo coglieva il messaggio essenziale di Differenza e ripetizione e lo ribadiva con forza: "Se il pensiero si liberasse dal senso comune e non volesse più pensare se non alla punta estrema della propria singolarità? Se, anziché ammettere benevolmente la propria cittadinanza nella doxa, praticasse malvagiamente la scappatoia del paradosso? Se anziché ricercare il comune sotto la differenza, pensasse differenzialmente la differenza? Il pensiero allora non sarebbe più un carattere relativamente più generale che manipola la generalità del concetto, ma sarebbe - pensiero differente e pensiero della differenza - un puro avvenimento; quanto alla ripetizione, essa non sarebbe più il triste avvicendarsi dell'identico, ma differenza spostata."

Con il passare del tempo, tra una riscoperta e un nuovo oblio, Foucault può parere intemperante - a molti filosofi, poi, non è mai andato giù - e Deleuze un epigono di Bergson, insomma datato.
"Datato nel suo volersi assolutamente moderno, Differenza e ripetizione appare perciò - conclude Maurizio Ferraris la sua recensione su Il Sole 24 ore - come un libro di metafisica (è un complimento) popolato di fantasmi antimetafisici, cioè da altrettanti quadri d'epoca: dalla critica della dialettica (comunque cattiva, musona e insincera) all'appello alla differenza (ottima in ogni caso), dall'oltrepassamento della metafisica (per andar dove e far che cosa?) al capovolgimento del platonismo (di cui, in fin dei conti, si continua a esagerare l'importanza)."

"Il mondo moderno è il mondo dei simulacri" scrive Deleuze nella Prefazione di Differenza e ripetizione. E "il pensiero moderno nasce dal fallimento della rappresentazione, come dalla perdita delle identità e dalla scoperta di tutte le forze che agiscono sotto la rappresentazione dell'identico."
A noi sembra che Deleuze abbia pensato intorno a questo - e non ci pare poco. Che il suo sia, come scrive Foucault, un pensiero "affermativo" - e non sono molti i filosofi "affermativi". E che abbia contribuito a rendere pensabile il "mondo dei simulacri", il nostro.
Non potremmo forse riconoscere nella "provocazione" di Deleuze - conclude la sua recensione Fabio Polidori, "una attrezzatura indispensabile per pensare (...) in un mondo in cui per davvero il pluralismo irriducibile degli eventi, con il piano virtuale del loro riprodursi, sembra aver preso il posto dei familiari contorni delle cose? Forse più oggi che trent'anni fa il pensiero ha bisogno di imparare a costruire nuove mappe, di orientarsi lasciandosi colpire dall'irruzione dell'evento, invece di pretendere di dominarlo con le categorie. E se Foucault avesse avuto ragione?"

Per gentile concessione di Raffaello Cortina Editore riproduciamo quattro brani da Differenza e ripetizione. Il primo L'anima bella è tratto dall'Introduzione e spiega come richiamarsi alle differenze non significhi pensare che esse siano "conciliabili e armonizzabili". Tutte le volte che la scienza, la filosofia e il buon senso s'incontrano e Buon senso e senso comune affrontano, ci pare, un nodo centrale del libro e introducono all'apologia del paradosso contenuta in Il paradosso è il pathos della filosofia.

Segnaliamo che a Deleuze la rivista "aut aut" ha dedicato un intero fascicolo a cura di Fabio Polidori (numero 276, novembre-dicembre 1996): "Gilles Deleuze. L'invenzione della filosofia" il cui sommario si può leggere su internet: www.biblia.it/

Da questo fascicolo, per gentile concessione di "aut aut", pubblichiamo il testo di Pier Aldo Rovatti, Nel mondo di Alice che tratta di un altro libro di Deleuze, Logica del senso (1969), Feltrinelli 1975.
Altri materiali su Deleuze, tra cui il citato Theatrum Philosophicum di Michel Foucault, sono raccolti nel numero 277-278 (gennaio-aprile 1997) della stessa rivista.

 

 

postato da Timpani alle ore giugno 27, 2008 16:16 | link | commenti
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sabato, 21 giugno 2008

Nella colonia penale

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La colonia del corpo

...dopo l'entropia anarchica del bellissimo racconto "Troglo", un tuffo negli abissi kafkiani delle gerarchie disciplinate...


>>>Nella colonia penale 

di Fafka, lo lessi per la prima volta nel 1973. E' un'opera che nell'ambientazione ha una caratterizzazione territoriale, tipica in Kafka, segnando contemporaneamente anche una vaga collocazione storica. Anche se l'evocazione del colonialismo ottocentesco si presta a scenario contestuale, tutto il racconto è concentrato ad indagare i complessi meccanismi di costrizione e autocostrizione indotta del corpo. L'ambientazione territoriale,  fin dalle prime parole "E' una macchina veramente curiosa", disse l'ufficiale all'esploratore, sembra utilizzata per segnare alcuni paradossi: la macchina che è assolutamente imperfetta, capricciosa, in contrasto con le discipline gerarchiche della colonia penale,  nel racconto viene adoperata non già per punire i reclusi, di cui non vi è traccia in tutto il racconto, bensì, nel caso specifico, su un soldato condannato per indisciplina. Fortissimo è il legame della costrizione del condannato (un soldato indisciplinato ) e il soldato che lo conduce portando la pesante catena, esso " sembrava così bestialmente rassegnato, da poter essere lasciato libero di correre lungo i pendii, bastando solo chiamarlo con un fischio perché tornasse, al momento dell'esecuzione". L'aberrante forma di tortura è passata di moda, anche l'ultimo dei suoi paladini sembra capire l'impossibilità della sua sopravvivenza, ma egli non  pone la difesa della macchina in contenuti di carattere etico o morale, che addirittura ritiene fuorvianti, ma nella capacità di redenzione del corpo, in relazione ai suoi limiti e colpevolezze, tramite una trasmutazione estatica dell'energia vitale. La macchina era stata studiata per "incidere" ben oltre la soglia fisica del corpo, essa infatti procede nell'arco di diverse ore a superare le barriere ricettive del dolore fisico. Superato il 1° livello costrittivo, il corpo dimentica rapidamente l'esistenza del movimento e dello spazio, la sostanza organica implode lentamente all'interno degli spazi psichici del condannato, già prima della metà del procedimento si perde anche la forza istintiva all'alimentazione.  L'aspetto culturale e grottesco, le modalità di cui l'esecuzione era addobbata, il meticoloso cerimoniale che il vecchio comandante s'incaricava di eseguire scrupolosamente, creano un legame paradossale tra le pulsioni sadiche umane e la forza generatrice del cristianesimo. Il simbolo della croce, la passione, il martirio, la redenzione sono la base catartica del cristianesimo: la compassione diventa la forza antigerarchica che rivoluziona il rapporto tra corpo e spirito, rielaborando nuovi ordini gerarchici e morali, mentre invece nella colonia l'esecuzione è parte integrante e liturgica della disciplina gerarchica. L'ufficiale, strenuo e ultimo difensore della pratica esecutoria, è talmente convinto della sua utilità al punto di suicidarsi con essa  in un gesto estremo, evadendo da un'insostenibile esistenza già privata dalle certezze della disciplina. E' bene qui notare il comportamento "indisciplinato" della macchina, che si disintegra quasi subito, beffando l'ufficiale nel suo atto finale e, paradossalmente, anche la giustizia astratta della colonia, essendosi essa stessa mostrata molto più indisciplinata dei condannati, a cui aveva inciso innumerevoli volte la colpevolezza redentiva. Bellissimo il finale, dal punto di vista territoriale: il vecchio comandante è stato occultamente sepolto sotto la botola di un caffè della colonia. E' affiadato all'acqua, l'elemento purificatorio,  il compito di deterritorializzare la colonia, lasciandola in un luogo geografico indefinito, mentre l'esploratore si allontana dal porto su una barca a remi.

Pino Timpani

postato da Timpani alle ore giugno 21, 2008 16:58 | link | commenti
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mercoledì, 18 giugno 2008

Troglo

 moebius troglo

          

             Troglo

                  

                     di Mario Bossi


Il vecchio Troglo va al mercato. La dispensa è vuota. Si porta 2 sporte
di stoffa, e si avvia. Il cielo è sereno, e la passeggiata è piacevole.
Ad un certo punto, il piede dx obietta: "Oh, ma dobbiamo proprio andare
al mercato? Tutte vekkine, non si vede 'na mezza figa manco a pagarla..."

Troglo spiega al piede dx che se non si mangia, alla lunga  non si cucca
niente. Ma proprio niente. A questo punto interviene il ginocchio sx:
"Ok, però ci possiamo andare dopo. Io preferisco la palestra ora".

Il vecchio Troglo spiega al ginocchio sx che la palestra a pancia piena
è molto più sensata. A pancia vuota si cade a terra come sacchi flosci.

Ad un certo punto interviene la mano dx: "Oh senti, io ho voglia di fare
una sega al glande, ok? Il mercato te lo puoi mettere dove dico io". Il
glande ovviamente da' il suo ok al volo.
Troglo si incazza: " Cristo, una volta riempito il frigo e mangiato,
potremo fare tutto! Un po' di pazienza per favore".

Ma il piede sx interviene sbottando: "Fate quel cazzo che volete, ma io
me ne vado a far 4 salti in disco".  Se ne va.
Il piede dx lo segue.

Troglo cade a terra.

Il ginocchio sx ne approfitta  e schizza in palestra, lo stesso vale per
la mano che  fugge "romanticamente" col glande.

Così smembrato ed a terra, Troglo comincia a guardare le nuvole. Sempre
più scure e fitte. Un acqua della madonna. Ad un certo punto le cellule
del derma cominciano a decidere di fare il bagno, e progressivamente i
successivi strati cellulari fanno la sessa cosa. Grande festa, tuffi
cellulari a non finire. Troglo pensa: "Oh, ma fate un po' quel cazzo che
volete".
Il problema è che poi la pioggia finisce, e le cellule , prese di
sorpresa, crepano  per disidratazione. Troglo, così finemente disperso,
non pensa più niente da un bel pezzo.

Il piede sx torna dalla disco: "Dove cazzo è finito Troglo?" . " Oh, ma
a che ora si mangia?". Passa un pulotto e lo branca al volo. Lo porta
alla scientifica, poi lo parcheggia all'obitorio in un cassettone frigo:
freddo cane e buio pesto. Prima di addormentarsi sbotta: "Fanculo, era
meglio il mercato".

postato da Timpani alle ore giugno 18, 2008 18:10 | link | commenti
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venerdì, 13 giugno 2008

Vorrei

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Incontriamoci alla Feltrinelli il 19 giugno. La rivista e Luca De Biase ti aspettano Stampa E-mail
Di Redazione   
Giovedì 05 Giugno 2008

feltrinelli.jpgFinalmente avremo modo di incontrarci, conoscerci, presentarci. Giovedì 19 giugno alle 20,30 La Feltrinelli di Monza ci ospita per presentare La rivista che vorrei. Ci saranno il direttore Antonio Cornacchia e Antonio Piemontese. L'occasione è ghiotta perchè presenteremo anche il libro "Economia della felicità" insieme all'autore, Luca De Biase, giornalista, scrittore e responsabile di Nova24, il supplemento del giovedì del Sole 24 ore dedicato all'innovazione. Sarà un'occasione per parlare di web, gratuità, informazione e... felicità. Non mancare, segnati l'appuntamento!

postato da Timpani alle ore giugno 13, 2008 10:49 | link | commenti
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venerdì, 13 giugno 2008

ARCORE STREET FESTIVAL

ASF08minigetmediaSABATO 14 Torna ARCORE STREET FESTIVAL

 

www.arcorestreetfestival.it

postato da Timpani alle ore giugno 13, 2008 10:45 | link | commenti
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martedì, 03 giugno 2008

La tratta

schiavi egitto

La tratta

 

La tratta di persone al fine del loro sfruttamento non è più, come noto, un fenomeno episodico, legato agli stravolgimenti che negli anni '90 hanno caratterizzato l'area balcanica: ci troviamo di fronte ad un fenomeno strutturale, che si ripercuote non solo sulle società dell'est Europa ma anche sul tessuto sociale, economico ed rganizzativo delle nostre società, sulla percezione dell'altro, sui rapporti nelle comunità locali, sulle possibilità di convivenza tra le persone con differenti culture, religioni, abitudini e aspettative.

Questa è la prefazione di I flussi e le rotte della tratta dall’est Europa, a cura di Enzo Ciconte

Un Progetto WEST ref. n. 2A071 Seminari, meeting,ricerche, informazione e formazione, del 2005

Una serie di rcerche non bastano a rispondere ad un'annosa domanda: si può misurare con certezza il grado di difficoltà dei migranti, all'ingresso forzoso in una massa sociale individualizzata e altamente competitiva?
Dopo esssersi a lungo allenata, inghiottendosi 4 milioni di immigrazione meridionale, l'opulenta padania sembra sempre più ingorda, pronta a spalancare le fauci sul delicato equilibrio del territorio, usando l'immigrazione per cementificare il poco rimasto, con il convincimento persuasivo sul minore dei mali. Integrazione, negoziazione, multistratificazione, i flussi e le gigantesche metropoli da 20 milioni di abitanti, sono solo una riedizione aggiornata della prima rivoluzione industriale. Se siamo già alla terza, ormai è un refrain, più microchip.

Ma qui si campa d'aria  - Maestro Dionisio

 

 

 

 

postato da Timpani alle ore giugno 03, 2008 00:55 | link | commenti
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